lunedì 13 maggio 2013

Grillo ai deputati 5 stelle: «Chi si tiene la diaria è fuori». Via alla resa dei conti sugli stipendi


«Chi vuole tenersi i soldi se li terrà. Vuole fare carriera? Si mette fuori da solo». 
Lo dice Beppe Grillo intervenendo sulla polemica della diaria e degli stipendi dei deputati che sta squassando il Movimento 5 stelle. «Ci fanno la battaglia sulla diaria perché uno o due hanno protestato. Ma ci sono ragazzi bravissimi, e invece vanno a cercare due-tre cento euro di chi ha detto non ce la faccio», ha aggiunto Grillo che poi ha precisato di «non gestire alcun soldo proveniente dalle indennità parlamentari».
Oggi a Montecitorio, all'auletta dei gruppi, l'assemblea plenaria dei parlamentari M5S è stata chiamata ad affrontare il nodo diaria, ormai vera e propria spina nel fianco del Movimento. Dai deputati e senatori stellati si attende ora una parola chiara e soprattutto definitiva: restituire o meno la parte non spesa è la domanda a cui occorre dare risposta senza perdere altro tempo. «Siamo già ai supplementari», avrebbe fatto notare lo stesso Grillo ai suoi poco prima di lasciare Roma.

Si cercherà di giungere a soluzione in una riunione che si annuncia tutta in salita, dove non mancheranno scossoni e accuse incrociate. I mal di pancia, assicurano i dissidenti, sono legati soprattutto ai toni, all'attacco mediatico perpretato dallo stesso Grillo ai danni dei parlamentari stellati sul suo blog. «Le regole sui rimborsi sono state cambiate in corsa - fa notare più d'uno - per meri fini elettorali, ma se Beppe ce lo avesse detto con chiarezza probabilmente nessuno avrebbe fatto storie. Il problema è che vogliono prenderci per i fondelli... 'e accà nisciuno è fess'...».

E tra chi non ci sta a restituire «il mal tolto», qualcuno sostiene che la questione non andrebbe nemmeno messa ai voti. «Grillo è stato chiaro - assicura un deputato col dente avvelenato - dice che spesso ci perdiamo in votazioni inutili è che questa sulla diaria è una questione da non mettere ai voti: è già scritta nel Codice di Comportamento. Mente sapendo di
mentire. Ma se la linea è decisa è inutile votare, non prendiamoci in giro ulteriormente». In realtà, lo stesso Grillo avrebbe ammesso che su questo punto il Codice «è ambiguo».

A raccontarlo è un altro malpancista del Movimento, che spiega come il leader stellato, nell'incontro a Montecitorio, abbia in realtà riconosciuto come il Codice si presti a una doppia interpretazione. Proprio per questo, a detta di un fedelissimo della linea "rendiconta e restituisci", la votazione sulla diaria si rende necessaria: «Bisogna scegliere se optare per una rendicontazione forfettizzata, pensando ad esempio a delle "macro aree" con cui accorpare le spese omogenee per tipologia - puntualizza prima di prender parte alla riunione - oppure se ricorrere a una rendicontazione dettagliata».

Nessun dubbio però per il fedelissimo: «Il non speso va restituito». Ma che fine faranno coloro che vogliono tenersi tutto il gruzzolo? Per Grillo, come ripetuto oggi ad Avellino è fuori.

«Era una manfrina. Volevano governare con i nostri voti e tenerci fuori. Se avessero dato qualche segnale, avremmo sicuramente trovato un accordo», ha poi detto oggi il leader del Movimento 5 stelle sulla «presunta» trattativa con il Pd di Pierluigi Bersani. «Bastava rinunciassero ai 48 milioni di finanziamento elettorale e mettessero in agenda l'applicazione della legge sulla incandidabilità di Berlusconi. Non hanno risposto», ha sottolineato.

«Non hanno risposto - ha aggiunto Grillo - per poi denunciare che l'ingovernabilità era creata dal Movimento 5 Stelle e che erano costretti a fare il governo con il Pdl. Una pantomima, insomma, che ha consentito di negare al primo partito per numero di elettori in Italia la rappresentanza di vertice in nessuna istituzione e organismo parlamentari».

«Contro di noi è in atto una cosa spregevole, da qualsiasi punto di vista la si guardi: stanno confezionando dossier su di me e la mia famiglia, su Casaleggio, rapinano le mail dei parlamentari, accompagnati in questa azione dai loro giornali che ogni giorno aizzano, attribuendoci la responsabilità di qualsiasi catastrofe e descrivendomi ora come Hitler, poi come Stalin e adesso come Barbapapà. Siamo e sono arrabbiato ma non nutro odio», ha poi osservato ancora Grillo ad Avellino.

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