mercoledì 23 settembre 2015

Bolgare, Appuntamento con TIMEOUT: "CASTA E IMPURA"

Appuntamento del mercoledì con TIMEOUT:
La settimana scorsa mi fermai ad un bar per una rapida pausa pranzo. Mi sedetti ad un tavolo libero e di fianco al mio posto c’era un gruppo composto da quattro signori sui 50 anni, i quali probabilmente, dal loro abbigliamento, dovevano essere degli operai. Sicuramente origliare non è buona educazione, ma....
trovandomi ad un metro di distanza da costoro non potetti fare a meno di ascoltare indirettamente i loro discorsi.
Discutevano, con discreta enfasi e con un buon uso di parole “pesanti”, dei politici e i loro laudi stipendi nonché favoritismi, privilegi e sgravi mentre guardavano un telegiornale che stava trasmettendo le notizie relative ai finanziamenti dei partiti. Uno dei quattro ad un certo punto espresse un pensiero molto chiaro che molti di noi hanno: “il problema sono i politici, la politica ci costa troppo! Ma come è possibile che io lavoro e mi sacrifico per pagare le tasse e alla fine quei soldi li usano loro per i propri affari personali invece di usarli per tutti i problemi che abbiamo. È uno schifo, una vergogna!”.
Per quanto io possa sembrare un po’ fuori di testa per ciò che vi sto per dire, vi invito a riflettere su cosa veramente costa agli italiani lavoratori e su cosa bisogna realmente intervenire.

Riprendendo come spunto l’episodio del bar, siamo tutti concordi che ogni partito, durante la propria campagna elettorale o durante il proprio operato di opposizione al governo in quel momento vigente, mette fra le prime priorità il taglio del finanziamento pubblico dei partiti. Ma sapete quanto quest’ultimo costa annualmente agli italiani? 90 milioni di euro… Rapportateli ora, in percentuale, al bilancio statale il quale ammonta ad oltre 800 miliardi di euro: significa lo 0,011%... Vogliamo aggiungerci il costo di tutti gli organi costituzionali ossia camera, senato & co.? Sapete quanto ci costano? 2,8 miliardi di euro… Lo 0,35% sul bilancio statale...

Personalmente, in un momento così cupo e poco chiaro per la nazione, chi se ne frega di quella spesa! Non è quel tipo di spesa o quel tal finanziamento che sposta l’ago della bilancia e sicuramente non sono quelle le priorità da seguire per rilanciare (o meglio, ristrutturare) il paese.

Abbiamo un governo attuale (al pari di altri precedenti) composto da pifferai magici i quali si muovono per effettuare manovre da 25-27 miliardi, con molta gente comune che pensa che sono tantissimi soldi con cui si possono fare tantissime cose. Ricordatevi però, la politica è soprattutto furbizia comunicativa, qualsiasi dato va difatti contestualizzato, sanno bene che le persone comuni relazionano quelle cifre in base al loro stipendio, e non in base al bilancio statale. Ci vorrebbe una manovra da 150-200 miliardi in un anno per dare una decisa scossa al sistema paese, fintanto che si continua così, non si va da nessuna parte sappiatelo.

Per farvi un paragone magari più comprensibile: a chi ne ha usufruito, la fregatura degli 80 euro al mese quanti benefici vi ha portato? Vi sentite più ricchi e fiduciosi nel futuro? Ne dubito fortemente.
Vi domanderete allora su cosa e come si possa intervenire. Beh, la risposta personalmente è abbastanza facile partendo da un presupposto: la vera casta di questo paese non sono i politici bensì i dipendenti statali e parastatali assistiti magistralmente dai grandi sindacati nazionali. Loro sono la casta che ingessa e affossa questa nazione e questo popolo.

Per rilanciare il sistema lavorativo (la base, il motore di ogni paese) bisogna mettere il settore pubblico al pari di quello privato, consentendo quindi di poter liberamente, e senza neanche tanti problemi, licenziare sul settore pubblico, effettuando così uno sfoltimento (in un arco temporale breve del tipo 24 mesi) degli attuali 3,8 milioni di soggetti dipendenti statali e parastatali.

In questo modo si abbasserebbe il costo della macchina statale con la conseguenza di poter intervenire sull’alleggerimento dell’imposizione fiscale, soprattutto nei confronti delle imprese, stimata dal 10 al 15%.

Scusatemi, perché un’azienda privata (per motivi disciplinari, di ridimensionamento o per fallimento) può lasciare a casa i suoi dipendenti mentre nel settore pubblico (per gli stessi motivi prima menzionati) non si può fare ma bisogna “ricollocare”? Questo è un esempio di privilegio da abolire, perché i privilegi non sono altro che spesa pubblica ed eliminandoli si abbassano le tasse. Per tutti.

                                                                                                       A cura di Vittorio Marchesi


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