giovedì 12 maggio 2016

Sequestrato tratto A3 Salerno-Reggio Calabria: anche dirigenti Anas tra 21 indagati


I piloni che sostengono i quattro viadotti realizzati sul fiume Mesima, nel tratto dell’A3 della Salerno-Reggio Calabria tra gli svincoli di Mileto e Rosarno, presenterebbero «un profilo di tangibile rischio idraulico-idrogeologico». Inoltre, sono a «rischio di crollo molto elevato». Per questo motivo la procura della repubblica di Vibo Valentia, guidata da Mario Spagnuolo, ha disposto il sequestro del tratto autostradale, lungo circa otto chilometri, ipotizzando......
nei confronti di 21 persone tra tecnici, imprenditori e dirigenti Anas, i reati di disastro doloso, falso ideologico e materiale in relazione alla concessione di lavori in sub appalto senza la prescritta autorizzazione da parte della Stazione appaltante.

Tra i destinatari dei provvedimenti giudiziari c’è Gregorio Cavalleri, 65 anni, di Dalmine (Bg), rappresentante legale della Cavalleri Ottavio Spa, che nel 2011 ha vinto l’appalto per i lavori di ammodernamento ed adeguamento del Tronco 3 - compreso tra gli svincoli di Mileto e Rosarno -, quello appunto sequestrato giovedì che, comunque, continua ad essere percorribile. I piloni «affondati» nel letto del Mesima risulterebbero usurati nelle fondamenta e, in parte, «scalzati» dalla sede su cui poggiano. Nel corso degli anni, infatti, l’acqua del Mesima avrebbe eroso parte della struttura dei piloni, tanto che i tecnici indicati dalla procura hanno constatato infiltrazioni d’acqua molto significative all’interno dei piloni. La costruzione delle strutture lungo il letto del Mesima, secondo i tecnici, inoltre, «potrebbe determinare fenomeni di esondazione» come già avvenuto il 23 e 24 marzo scorso. Nel provvedimento di sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza si evidenzia che per la realizzazione di quel tratto di autostrada, sarebbero stati utilizzati materiali non conformi.


Sono in totale 21, fra progettisti e titolari delle ditte che hanno eseguito i lavori, gli indagati dell’inchiesta della Procura di Vibo Valentia e della Guardia di Finanza. Gli indagati - funzionari Anas, professionisti ed imprenditori - devono rispondere, a vario titolo, dei reati di disastro doloso, truffa aggravata ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, sub-appalto non autorizzato, falso materiale ed ideologico e abuso d’ufficio. Fonte: bergamo.corriere.it 

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