martedì 19 luglio 2016

Blitz anti ‘ndrangheta: coinvolti anche politici e funzionari Agenzia Entrate

Maxi-blitz della polizia e della Direzione investigativa antimafia: all’alba di martedì 29 giugno sono stati eseguiti diversi arresti in Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte e in altre regioni del Nord Italia nei confronti di presunti appartenenti alla ‘ndrangheta. Oltre quaranta i provvedimenti nei confronti di persone ritenute affiliate alle cosche reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro. In corso anche.....
decine di perquisizioni e sequestri di beni. Da quanto è emerso, politici e funzionari dell’Agenzia delle Entrate erano in contatto con alcuni dei soggetti coinvolti nelle indagini sulle cosche della ‘ndrangheta operanti nel Nord Italia. Alcuni degli arrestati erano in contatto con “politici locali, regionali e nazionali di Reggio Calabria” e con “funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Commissione Tributaria” sempre della provincia di Reggio.

Le cosche della ‘ndrangheta avevano messo le mani su alcuni sub appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità. Le indagini hanno accertato la presenza di “stabili collegamenti” con le famiglie di origine di esponenti dell’organizzazione da tempo in Liguria, attivi nell’edilizia e nel movimento terra, che avrebbero acquisito sub appalti per la realizzazione del ‘Terzo valico’. 

Nell’ambito della stessa inchiesta un filone condotto dai carabinieri del Ros hanno arrestato nelle province di Cosenza e Salerno 58 persone indagate, tra l’altro, per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione e rapina. Al centro delle indagini del Ros una delle più pericolose e violente cosche della ‘ndrangheta, con a capoFrancesco Muto, di Cetraro, detto il “Re del pesce”, che, secondo gli investigatori, ha monopolizzato per oltre 30 anni le risorse economiche del territorio curando fino al dettaglio la commercializzazione dei prodotti ittici, in un’area a forte impatto turistico, dei servizi di lavanderia delle strutture alberghiere e della vigilanza in favore dei locali d’intrattenimento.


Parallelamente le indagini dei carabinieri di Cosenza hanno documentato un traffico di stupefacenti che, sotto il controllo del clan Muto, inondava di cocaina, hascisc e marijuana le principali località balneari della costa tirrenica calabrese, tra cui le note Diamante, Scalea e Praia a Mare. Nel corso dell’operazione sono anche stati sottoposti a sequestro beni per circa 7 milioni di euro.

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