giovedì 28 luglio 2016

Bolgare, Espulso e rimandato in India: L’Italia lo processa ma non lo fa tornare

Vorrebbe rientrare per difendersi, la legge non lo permette. Il sistema è andato in cortocircuito. Il risultato è che un’udienza già slittata cinque volte ora scivola di nuovo, a febbraio del 2017, lungo la strada del paradosso. È il caso di Sarwan Singh, 41 anni, con casa, moglie e figli a Bolgare, imputato di maltrattamenti alla consorte. Espulso, vorrebbe.....
tornare per difendersi. È suo diritto, garantisce la legge italiana. Ma proprio l’Italia che lo vuole processare non lo fa tornare, negandogli il nulla osta. E questo nonostante il giudice e il questore abbiano autorizzato l’imputato a tornare per la vicenda giudiziaria. Ora il suo avvocato Pierfrancesco Pinessi farà la pratica un’altra vota, daccapo.

È l’agosto dello scorso anno quando l’indiano viene arrestato, su misura cautelare. Una volta, risulta agli atti dell’accusa, ha rotto il naso alla moglie. Il giudice lo mette agli arresti domiciliari, a Credaro, così il resto della famiglia può rimanere a Bolgare. Intanto la questione penale si mette di traverso a quella amministrativa sul permesso di soggiorno. Funziona così, prevale l’esigenza della sicurezza. Così a Sarwan, che ha una carta di soggiorno, viene negato il permesso di soggiorno. Il 22 ottobre, con il via libera del giudice, la questura lo mette su un aereo e lo rimanda in Patria. Lui è già indagato per i maltrattamenti, ma non ci sono motivi che impediscano l’espulsione. L’autorità giudiziaria può negarla solo se la permanenza serve per accertare la responsabilità di eventuali concorrenti nel reato o imputati in procedimenti per reati connessi, o all’interesse della persona offesa. Non è questo il caso.

Intanto il pm Carmen Santoro chiude il fascicolo per maltrattamenti e chiede il rinvio a giudizio dell’indiano. Il giudice Bianca Maria Bianchi fissa l’udienza e l’avvocato si premura di avere il permesso perché il suo assistito, che ha chiesto di parlare, torni e si faccia vedere dal giudice. In teoria il consolato italiano a New Dehli ce l’ha, spedita dalla questura. Invece, una volta si presenta il problema del passaporto in scadenza e poi, quando tutta la documentazione pare corretta e completa, arriva il no del consolato italiano. In un modulo prestampato viene barrata la crocetta che indica, nella sostanza, «motivi non attendibili». Non è chiaro se nel frattempo l’autorizzazione vaghi lungo gli oltre seimila chilometri tra l’Italia e l’India. Il dato di fatto è che il giudice è costretto a rinviare l’udienza diverse volte perché non può decidere senza che l’imputato sia presente. Come ieri mattina. Altra udienza a vuoto, altro tentativo il prossimo anno. In Italia è rimasta la moglie, per altro disposta a riaccoglierlo. Fonte

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