giovedì 29 settembre 2016

Morte di Papa Luciani, oggi ricorre il 38° anno: ecco la verità sull’ultima notte

“L’unica grandezza nella Chiesa è di essere santi. E i suoi santi sono le colonne di luce che ci mostrano la via…d’ora innanzi apparterrà anch’egli a queste luci. E ciò che ci fu concesso solo per 33 giorni emana una luce che non può più venirci tolta”. Con queste parole l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga, cardinale Joseph Ratzinger, ricordava pochi giorni dopo la sua morte Papa Giovanni Paolo I. Era il 29 settembre 1978 quando Papa Albino Luciani morì. Da quel giorno......
intorno alla sua tragica fine, avvenuta dopo soli 33 giorni dall’elezione al soglio di Pietro, si sono scatenate molte teorie condite da tantissimi retroscena. Adesso arriva il racconto di Gianni Gennari, teologo, giornalista ed ex sacerdote che getta una nuova luce su quelle ultime ore di Papa Luciani: “La sera del 28 settembre non fu normale. Prima di cena il Papa ebbe un leggero malessere, ma non volle allarmare nessuno e si ritirò più presto del solito. Il segretario don Diego Lorenzi andò fuori, le suore si erano ritirate, ma lui non riusciva a dormire. Quel pomeriggio e la prima sera erano stati agitati. Aveva convocato Villot, Segretario di Stato prossimo alle dimissioni per età, comunicandogli alcuni cambiamenti: Luciani intendeva richiamare a Roma, come Segretario di Stato, il cardinale Benelli, da un anno arcivescovo di Firenze per una singolare vicenda legata alle possibili “dimissioni”, poi rientrate, da parte di Paolo VI. Al mattino la fida suor Vincenza Taffarel, sorpresa nel trovare intatta davanti alla porta la consueta tazzina di caffè, bussa senza risposta, apre uno spiraglio e vede il Papa morto. Arriva mons. John Magee che chiama il Camerlengo, proprio Villot, cui per legge spetta la direzione di tutto alla morte del Papa che ora è lì, ancora seduto sul letto, lume da notte acceso, occhiali inforcati, un foglio tra le mani e un bicchiere sul comodino. Nessun segno di sofferenza visibile: quasi un sorriso”. Ma non può essere una donna a raccontare per prima la morte del Papa. Così le cose vengono un po’ aggiustate. “Don Lorenzi non dica che non c’era, e che nulla ha sentito. Abat-jour accesa e tra le mani quel foglio con progetto di nomine? No. Niente foglio, ma l’Imitazione di Cristo. Spariti gli occhiali, sparito il bicchiere con tracce di acqua. Autopsia? Niente. È stato un infarto. La realtà: il Papa non riusciva a dormire e aveva chiamato al telefono il suo medico di Venezia, Da Ros, che gli consigliò un calmante, versatosi poi in eccesso. Di fatto il cuore si spense: contrario dell’infarto. Arrivò il sonno, ma l’ ultimo, e al mattino Villot si trova davanti, morto, il Papa. E le leggende alla Yallop? Luciani progressista rivoluzionario eliminato dai Marcinkus e compagnia, non proprio di Gesù? Sul tema della povertà e dei poveri, Giovanni Paolo I la pensava in modo diverso, e molto vicino al modo che oggi propone Francesco. Tutto qui. Sicuro del tutto? No, ma fino a prova contraria, in 38 anni, è l’ unica spiegazione credibile”.

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