martedì 18 ottobre 2016

Crac Maxwork, Mano pesante del Riesame: domiciliari per l’ex questore di bergamo

Si aggrava la posizione dell’ex questore di Bergamo, Fortunato Finolli, indagato dalla Procura di Bergamo con l’accusa di istigazione alla corruzione per fatti collaterali all’inchiesta sulla bancarotta della Maxwork, l’agenzia interinale fallita nel giugno del 2015 dopo essere stata svuotata dalle risorse aziendali. Il Tribunale del Riesame di Brescia ha infatti disposto nei suoi confronti la misura.....
degli arresti domiciliari (il pm Maria Cristina Rota, titolare dell’indagine, aveva chiesto per lui la custodia in carcere). Il provvedimento dei giudici bresciani non è però esecutivo (Finolli è ancora a piede libero), in quanto contro la loro decisione i legali del poliziotto potrebbero fare ricorso in Cassazione (circostanza certa). In caso la Cassazione bocciasse il ricorso, Finolli finirebbe ai domiciliari.

Intanto il funzionario, grande amico del manager Giovanni Cottone, l’altro grande indagato, è ancora a tutti gli effetti un poliziotto stipendiato, un pubblico ufficiale, senza però alcun incarico: tecnicamente è stato «messo a disposizione». È probabile che sulla scelta di non dimettersi dopo il suo coinvolgimento nel crac della Maxwork abbia pesato anche il pensionamento imminente: il 6 gennaio compirà 63 anni e potrà andare in pensione da dirigente superiore, la qualifica dei questori. La stessa polizia di Stato ha preferito non procedere nei confronti di Finolli. L’ex questore di Bergamo è finito nei guai, in concorso con Cottone e l’ex direttrice amministrativa della Maxwork, Giuliana Tassari, per istigazione alla corruzione nei confronti del direttore dell’Inps di Bergamo, Angelo D’Ambrosio, invitato a un pranzo in Città Alta il 1 dicembre 2014. Secondo le accuse, a D’Ambrosio vennero offerti dei telefonini affinchè lui prendessse in esame la richiesta di rinegoziazione o una dilazione dei contributi che l’agenzia interinale doveva versare all’ente previdenziale.

Il tribunale del Riesame di Brescia, oltre a Finolli, ha concesso gli arresti domiciliari anche ad altri indagati per la bancarotta della Maxwork: l’ex presidente dell’agenzia Placido Sapia; l’ex ad Gianpiero Silan; l’ex direttrice amministrativa Giuliana Tassari; e Paola Stucchi, la moglie del manager Massimiliano Cavaliere, ex amministratore della Maxwork, nei confronti del quale i giudici bresciani hanno invece disposto la misura della custodia cautelare in carcere (era ai domiciliari). Sei mesi di sospensione, invece, sono andati al poliziotto Giorgio Pronti, che in aeroporto a Milano avrebbe agevolato Cottone, evitandogli il fastidio della coda per i controlli. Nessuna misura, infine, per il faccendiere umbro Alfio Pacifici, anch’egli grande amico di Giovanni Cottone, che avrebbe agevolato i rapporti tra i vertici della Maxwork e alcune banche, anche all’estero.

Nessun commento:

Posta un commento