mercoledì 5 ottobre 2016

Già liberi in Macedonia i 5 presunti jihadisti espulsi dall'Italia

Cinque macedoni espulsi domenica dall’Italia perché considerati degli jihadisti, sono stati liberati dalle autorità del loro Paese perché non ritenuti un pericolo. Dejana Nedeljkovic, portavoce del ministero degli Interni macedone, lo ha rivelato al Piccolo di TriesteGli espulsi “sono arrivati in Macedonia il 2 ottobre atterrando all’aeroporto di Skopje su un volo Alitalia da Roma”, ha precisato che......
non ha voluto rivelare l’identità dei cinque uomini. Secondo la Rai regionale si tratterebbe di Sabrija Usoski, 28 anni, suo suocero, Bakar Mustafoska, 52 anni, e due suoi cognati, Sadmir (25) e Sadik (31). I cinque presunti jihadisti hanno avuto un colloquio con i funzionari del ministero degli Interni macedone dentro i locali dell’aeroporto a seguito del quale sono stati liberati e hanno avuto il permesso di entrare in Macedonia”.

“I cinque non sono stati condannati” per alcun crimine in Macedonia, spiega Nedeljkovic, mentre il ministero degli Interni italiano ha soltanto precisato che la responsabilità italiana finisce al momento dell’espulsione. Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Massimiliano Fedriga, ha parlato dell’ “ennesima presa in giro del nostro ministero dell’Interno. Ci ha raccontato che in Italia non c’erano jihadisti, che comunque se c’erano si interveniva immediatamente. In realtà la soluzione è assolutamente falsa, perché c’è da augurarsi, come ha dichiarato il procuratore di Trieste, che non tornino in Italia con altre identità”.“Il governo – chiosa Fedriga - deve cambiare le norme e mettere vincoli ben precisi su come procedere con le indagini, senza concedere più discrezionalità ma pretendendo chiarezza quando c’è l’ipotesi di reato e impedendo a queste persone di circolare e ritornare”.


Secondo un’autorevole fonte macedone del Piccolo non sarebbero membri della grande comunità albanese e musulmana del Paese, ma macedoni etnici, di religione islamica e non ortodossa. I cinque avrebbero avuto contatti con uno dei tanti villaggi bosniaci, dove regnano i radicali islamici e uno di loro avrebbe visionato e diffuso video pro-Is. L’immediato rilascio sarebbe stato un passo dovuto, perché l’Italia non avrebbe dato prove sufficienti per collegarli allo Stato Islamico. Paradossalmente se rientrassero in Italia i cinque non potrebbero nemmeno essere arrestati, in assenza di provvedimento restrittivo. Al massimo potrebbero essere di nuovo espulsi.

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