giovedì 6 ottobre 2016

Il ministro “Prima i nostri”: vuole le liste dei lavoratori stranieri

Fino a qualche tempo fa, Amber Rudd era una delle più fiere sostenitrici del ‘Remain’, tant’è che in un dibattito pubblico liquidò Boris Johnson, ex sindaco di Londra, con questa frase: “Da uno come te non mi farei accompagnare a casa la sera”. Da ministro dell’Interno, ha partecipato al palacongressi di Birmingham a un incontro del partito conservatore, nel corso del quale ha fatto una proposta che.....
l’ha resa la paladina di quelli che vogliono la Gran Bretagna chiusa a riccio al proprio interno. Le parole di Amber Rudd non lasciano spazio a interpretazioni: ha infatti chiesto chiaro e tondo di obbligare le aziende a divulgare l’elenco dei lavoratori stranieri, perché bisogna spingere le compagnie a investire e ad assumere inglesi.

Pronto l’assalto dei laburisti, che l’hanno tacciata di xenofobia, mentre il ‘Times’ parla di “liste di proscrizione”. La ministra è stata costretta quindi a ripensarci ma non troppo: resta convinta che “prima gli inglesi”, ma io ogni caso spiega che quella delle liste di stranieri impiegati nelle aziende britanniche resta un’idea da valutare. “Non sono razzista, non ho paura di parlare di immigrazione”, ha chiarito la Rudd. Da queste liste, almeno finché il Brexit non diverrà effettivo, sono esclusi i lavoratori europei, ma in ogni caso il governo conservatore deve fare i conti con i numeri che parlano: sono 5,2 milioni i lavoratori stranieri nel Regno Unito su 31 milioni. Su di loro si reggono l’edilizia e la sanità, per esempio.


L’obiettivo della proposta di Amber Rudd è duplice: da una parte frenare l’immigrazione; dall’altra favorire i britannici sul mercato. Per questo motivo, punta a rafforza la norma che prevede che un’azienda debba aspettare 28 giorni prima di aprire una posizione d’impiego a uno straniero. Il mondo imprenditoriale si scaglia però contro le proposte del governo conservatore guidato da Theresa May. Adam Marshall, numero uno ad interim della Camera di Commercio, teme ripercussioni sulle aziende, mentre l’Institute of Directors osserva come “è provato che i migranti hanno portato benefici per l’economia visto che il Regno Unito ha una bassissima disoccupazione”. La paura più grande è che queste scelte vadano a ricadere su lavori altamente qualificati: è lecito infatti pensare che verrano limitati gli accessi agli stranieri alle università o ridotto progressivamente il numero di medici non britannici. Di recente, la logica del ‘Prima i nostri’ è stata oggetto di un referendum contro i ‘frontalieri’ nel Canton Ticino.

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