giovedì 10 novembre 2016

Trump, clamorose cantonate dei sondaggisti e gaffe dei giornalisti: E' ora di cambiare!?!

Nessuno aveva previsto la vittoria di Donald Trump, questo ormai è chiaro. Probabilmente nessuno nemmeno tra gli esperti analisti dello staff della Clinton aveva capito la portata di quello che stava accadendo e ha sottovalutato clamorosamente il voto degli americani. Ma le cantonate più grandi le hanno prese i tanti giornalisti che con fare spavaldo hanno scritto righe su righe spiegando alla gente i motivi per i quali era impossibile che Trump vincesse. Tra questi.....
in Italia c’è senza dubbio Gad Lerner che in un articolo uscito a poche ore dal voto intitolato “10 motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump” scriveva: “Esiste la possibilità che vinca Donald Trump? Sì, ma è statisticamente molto remota. Tutti i principali indicatori, da ormai molti mesi, sono concordi nell’indicare una vittoria di Hillary Clinton.

Un successo non netto, come d’altronde sarebbe stato difficile attendersi vista l’ostilità degli americani a concedere allo stesso partito un terzo mandato presidenziale consecutivo, però chiaro”. E poi dopo aver elencato una serie di ragioni per le quali avrebbe vinto Hillary concludeva: “Trump diventerà presidente solo se ci sarà il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni. Tutto può succedere nella vita, ma la sorpresa Trump non sembra proprio più possibile ormai”. Il macroscopico errore evidentemente c’è stato. Per lo meno Lerner oggi non si è nascosto come qualche altro suo collega, ma ha ammesso la gaffe: “Donald Trump presidente e il clamoroso errore di chi, come me, non ha capito il suo successo. Una lezione amara per me, di cui spero di far tesoro, ma questo conta poco o nulla ormai”.

A fare compagnia a Lerner anche Sciltian Gastaldi, scrittore e giornalista che su Il fatto quotidiano ha scritto: “Sono rimasto un po’ sorpreso dal grado di allarmismo notato su diverse testate italiane in questi ultimi giorni prima del voto per le elezioni presidenziali statunitensi. Soprattutto paragonandolo alla relativa tranquillità dei principali centri di previsione Usa che danno tutti Hillary Clinton favorita”. Addirittura poi l’articolo si faceva molto ironico, un’ironia che adesso suona davvero beffarda: “Da quando Donald Trump è riuscito a imporsi nella nomination del Partito Repubblicano, ho pensato che i democratici avrebbero potuto candidare anche Pongo, il famoso cane dalmata protagonista de La carica dei 101, e sarebbero tornati alla Casa Bianca. L’immagine del cane dalmata la possiamo sostituire con qualcosa di ancora meno plausibile, stando alla storia politica americana: perfino se le primarie dem se le fosse aggiudicate il socialista Bernie Sanders, uomo che per altro io stimo moltissimo e che avrei votato sopra a Hillary, ci sarebbero state ottime possibilità di sconfiggere un candidato così improbabile come Donald Trump”. Secondo Gastaldi coloro che avrebbero votato Trump erano gli “analfabeti funzionali” e gli “ignoranti” e concludeva: “Alla fine dei giochi, c’è che per vincere le elezioni ti devi far votare da un sacco di gente diversa. Non bastano gli ignoranti, gli integralisti del Winchester o della Bibbia e gli uomini bianchi disoccupati. Domattina ci sveglieremo con Hillary Clinton presidente con una maggioranza in termini di grandi elettori che per me sfonderà i 300 su 538. Se poi Hillary dovesse perdere tutti gli stati incerti e vincere solo in Pennsylvania, allora magari la vittoria sarà molto più contenuta. Se poi dovessi sbagliarmi, mi sbrigo a cambiare nome e identità, ché la vendetta di Donald sarà feroce”.


Gli esempi di chi si è lasciato andare a previsioni quanto meno avventate sarebbero ancora numerose e diventerebbero tantissime se analizzassimo anche i media americani. Basti pensare che quasi 400 giornali si erano schierati apertamente per la Clinton e soltanto 9 per Trump. Al di là delle cantonate e delle gaffe urge una riflessione seria sul ruolo dei media tradizionali rispetto alla politica, un ruolo evidentemente sempre più marginale, ininfluente e scollegato dalla realtà.

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