giovedì 1 dicembre 2016

L'imbroglio di Matteo Renzi su Facebook: Mostra la scheda per l’elezione del Senato che "Non esiste"

Durante la diretta Facebook del Matteo risponde andata in onda nella serata del 29 novembre, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha mostrato una nuova scheda elettorale, presentando la proposta di modifica della legge elettorale attualmente in vigore. In pratica, per rispondere alle critiche del fronte del No al referendum del prossimo 4 dicembre, che punta molto sulla sostanziale inadeguatezza......
dell'attuale Italicum che, qualora dovesse passare il Sì alla riforma costituzionale, concretizzerebbe il rischio di un'eventuale deriva autoritaria prodotta dal combinato disposto delle due norme, il presidente del Consiglio si è detto disponibile a modificare la legge elettorale, soprattutto nella parte riguardante la mancata elezione da parte dei cittadini dei nuovi senatori, e accettato la proposta presentata dal senatore del Partito Democratico Vannino Chiti. In sostanza, però, la scheda elettorale presentata da Matteo Renzi altro non è che un fake, pura propaganda senza per almeno tre motivi.

Primo motivo: la proposta di Vannino Chiti, come spiegato dallo stesso senatore in un'intervista a Repubblica "disciplina la legge elettorale per il nuovo Senato e traduce quel che è scritto in Costituzione, cioè che sono i cittadini a scegliere i senatori. È stato sottoscritto da 24 senatori del Pd di tutte le aree. In sintesi: due schede alle regionali, una per il consigliere e una per il senatore, da selezionare con collegi uninominali ". E fin qui, nulla da dire. La proposta di Chiti, per quanto preveda effettivamente l'elezione diretta dei senatori, non è ancora stata discussa e verrà posta sul tavolo per eventuali modifiche solo dopo il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. In sostanza, l'elezione dei senatori è una mera chimera per adesso, un'idea effettivamente proposta, ma nulla di più. Manca la discussione, ma soprattutto manca ancora l'approvazione. Potrebbe quindi cambiare ancora tutto, per l'ennesima volta, oppure non cambiare proprio niente. Nessuno al momento sa cosa succederà dopo l'incognita referendum.

Secondo motivo: nell'articolo 57 della riforma costituzionale che i cittadini si apprestano a votare alle urne domenica 4 dicembre è scritto nero su bianco che i senatori verranno votati dai consigli regionali e nessuna legge di attuazione alla riforma attualmente esistente ha imposto le necessarie modifiche per permettere quella che altro non è che l'eventuale possibilità di scelta per i cittadini di selezionare, tra una rosa di consiglieri regionali, la propria preferenza. Insomma, nulla c'entra l'eventuale modifiche che il parlamento apporterà all'Italicum con la riforma costituzionale che dovrà essere sottoposta al voto degli italiani tra pochi giorni.

Art. 57 I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.
Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio».


Terzo e ultimo motivo: la Costituzione prevede la possibilità per ogni Regione italiana di approvare la propria legge elettorale. Con la modifica costituzionale del 1999, che riformava il famigerato titolo V, ogni regione a statuto ordinario è libera di dotarsi di una propria legge elettorale su misura, che come unico requisito ha l'obbligo di rispettare alcuni principi statali, ad esempio l'elezione diretta del presidente della giunta regionale. Esistono dunque innumerevoli leggi elettorali regionali in Italia, che differiscono non poco l'una dall'altra, tra quote rosa, listini, limiti di mandato e soglie di sbarramento. C'è dunque ancora molta strada da fare.


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