giovedì 8 dicembre 2016

Manovra del Governo: tutti i problemi lasciati da Renzi

La Manovra è legge. Ma non era ancora arrivato il voto decisivo del Senato che partiti e parti sociali già guardavano a un elefantiaco Milleproroghe per sistemare tutti i nodi che con questo testo il governo uscente non ha avuto il tempo di affrontare. Ecco la lista degli scontenti e i problemi lasciati in eredità da Matteo Renzi con le sue dimissioni seguite alla sconfitta referendaria......
LE COPERTURE BALLERINE. Incurante dell'esito della consultazione, l'Eurogruppo guidato da Jeroen Dijsselbloem ha già chiesto all'Italia di correggere la Manovra, anche se il falco olandese è il primo a sapere che in questa fase «è impossibile chiedere misure aggiuntive» a Roma. Fatto sta che le dimissioni del governo lasciano un'eredità difficile da gestire politicamente: una Manovra che, oltre a portare il deficit dall'1,8 concordato un anno fa al 2,3, ha coperture a dir poco ballerine.

TROPPE UNA TANTUM. La Commissione Ue, che a differenza dell'Eurogruppo ha l'ultima parola, si è mostrata molto generosa con l'Italia, pronta ad autorizzare di realizzare in deficit anche le opere per mettere in sicurezza il territorio dal rischio idrogeologico e da quello sismico. Ma chiede un gesto di buona volontà a Roma: ridurre di un decimale il deficit. Tagliare la spesa di un miliardo e mezzo, però, è complicato. Se non bastasse, Bruxelles ha puntato l'indice contro le troppe una tantum e l'assenza di veri tagli strutturali.
























Su questo versante sono stati molto duri la Corte dei Conti, l'Ufficio parlamentare di Bilancio e Bankitalia. Soltanto la magistratura contabile ha rilevato, per esempio, che meno di un quarto dei nuovi impegni sono finanziati con riduzioni di spesa. Dubbio poi, sul versante delle una tantum, l'incasso legato alla sanatoria sulle cartelle non esigibili di Equitalia, alla voluntary disclosure e alla rottamazione delle slot machine, che dovrebbero far incassare al governo almeno 6 miliardi di euro.

LE PROVINCE ALZANO LA VOCE. Tra i tanti che si sono sentiti dire «ne riparleremo durante il passaggio al Senato» ci sono i rappresentanti degli enti locali. Dal fronte dei governatori, il piemontese Sergio Chiamparino chiede un decreto ad hoc per rimodulare meglio i 2,7 miliardi di tagli alle Regioni, nel timore che le minori risorse mangino anche il miliardo in più strappato sulla Sanità. Sul piede di guerra anche i sindaci e i presidenti delle Province, ringalluzziti dopo il "No" al referendum che cancellava questi enti. Nel mirino soprattutto la mancata ripartizione del fondo da circa 3 miliardi per gli enti locali. Al riguardo Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e leader dell'Anci, non solo preme per un decreto ad hoc, ma chiede anche «lo stop ai tagli a carico delle Città metropolitane e delle Province e l'innalzamento del 75% del turn over del personale».

I 50 MILIONI AI MALATI DI TARANTO. Dare tutta la colpa alla necessità di approvare velocemente la Manovra sarebbe superficiale. Già alla Camera il governo si era "dimenticato" di inserire 50 milioni di euro destinati ad aiutare la sanità pugliese e soprattutto gli abitanti di Taranto, ammalatisi di tumore anche per la vicinanza delle acciaierie Ilva. All'epoca si disse che era per punire il "monello" governatore pugliese Michele Emiliano. Molto probabilmente la vicenda è finita vittima del taglia e cuci che, in ogni Legge di bilancio, spinge i funzionari a sforbiciare in maniera poco ponderata per fare quadrare i conti.

Cinquanta milioni di euro erano attesi anche per rimpinguare il fondo per la non autosufficienza. Il ministro Giuliano Poletti aveva promesso di portare i soldi da 450 a 500 milioni di euro. Ma la promessa è saltata. Il titolare del Lavoro si era speso pure per incrementare i fondi per le politiche sociali e contro la povertà. Troppo legate al merito e poco al reddito le condizioni per ottenere le 400 borse di studio da 15 mila euro messe a disposizione dal governo.

BONUS MENO PESANTI. La misura espansiva per eccellenza di questa Manovra doveva essere l'ecobonus per le ristrutturazioni anti-sismiche ed energetiche. Al riguardo, nel passaggio al Senato, il governo si era detto pronto a introdurre un sistema di credito d'imposta per gli inquilini incapienti, che non avevano soldi per pagare le rate dei lavori chiesti dal condominio. Se ne riparlerà (forse) nel Milleproroghe. Maggiori fondi erano attesi anche per gli impianti fotovoltaici e le bonifiche dall'amianto.

IMPRESE E BANCHE SCONTENTE. Se la Rai reclama misure per subire meno tagli rispetto alle altre partecipate e non sottostare al tetto dei 250 mila euro sugli stipendi, più in generale le imprese e i professionisti chiedevano semplificazioni sui bilanci dopo l'introduzione degli ultimi oneri fiscali. Insoddisfatte poi le banche: si aspettavano uno sconto per la loro adesione al fondo di risoluzione e, sul versante delle popolari, un freno alla sentenza del Consiglio di Stato che dà pieno riconoscimento ai diritti degli azionisti che decidono di uscire in fase di privatizzazione. Al riguardo doveva salire a 30 milioni il tetto minimo per doversi aggregarsi nella popolare unica.

Fonte: lettera43.it


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