venerdì 16 dicembre 2016

Sala si autosospende ma Salvini e Parisi, a sorpresa: “Non dimetterti”

Sala si autosospende ma Salvini e Parisi, a sorpresa: “Non dimetterti”. A sorpresa Giuseppe Sala, sindaco di Milano che si è autosospeso presso il prefetto dopo esser stato raggiunto da un avviso di garanzia per un appalto dell’Expo, ha ricevuto l’invito a continuare il suo lavoro da due avversari politici del calibro di Matteo Salvini, leader della Lega Nord all’opposizione in città, e di Stefano Parisi che.....
corse per il centrodestra contro di lui per il posto di sindaco. Salvini: “Non chiediamo dimissioni Sala, di Raggi sì”. “I milanesi meritano chiarezza. Non chiediamo le dimissioni di Sala: se ha la coscienza pulita faccia il sindaco a tempo pieno e lavori, se ha la coscienza sporca si dimetta. Un’indagine non vuol dire una condanna”.

Lo ha detto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ai giornalisti davanti a Palazzo Marino aggiungendo che però “altro è la situazione di Roma, lì l’unica parola è elezioni subito, perché in sei mesi i 5 Stelle ne hanno combinate più di Bertoldo”. Parisi: “Reazione isterica, torni subito alle sue funzioni”. “Penso che il sindaco Sala debba immediatamente tornare nelle sue funzioni. Penso che quella di autosospendersi sia stata una reazione isterica.

L’avviso di garanzia è una garanzia per il cittadino. Il rispetto delle istituzioni è fondamentale. Non si può dire voglio rispetto per la mia onestà. Nessuno sta scherzando con la sua onestà. La procura della Repubblica sta facendo un’indagine e deve essere libera di farla senza essere sotto ricatto del fatto che la città adesso non è più governata”. Così Stefano Parisi, consigliere comunale ed ex sfidante di Sala alle elezioni comunali, ha commentato la decisione del sindaco di autosospendersi dal suo incarico. 

L’inchiesta: i verbali della commissione gara con data falsa. Due “verbali” relativi alla “sostituzione” di due componenti della commissione giudicatrice della gara per l’appalto della ‘Piastra dei servizi’ riporterebbero “circostanze non rispondenti alla realtà” e, in particolare, sarebbero stati retrodatati con “l’intento di evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta” anche per il “ritardo” sui “cronoprogrammi” dell’Expo. Lo scrive la Gdf di Milano in un’informativa del maggio 2013 agli atti anche della ‘vecchia’ inchiesta dei pm poi avocata dalla Procura Generale che ha indagato Beppe Sala.   

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