giovedì 8 dicembre 2016

Sonno e incidenti stradali, un legame mortale

Se ci si mette alla guida dopo aver dormito meno di cinque ore si ha lo stesso rischio che da ubriachi. Lo afferma un rapporto della Foundation for Traffic Safety statunitense, secondo cui chi dorme cinque o sei ore ha una probabilità doppia rispetto a chi ne dorme sette o otto di fare un incidente nelle 24 ore successive. Il rapporto si basa sull'analisi di oltre......
7mila persone coinvolte più di 4500 incidenti, da cui è emerso che ogni ora dormita in meno rispetto alle sette raccomandate raddoppia il rischio. Se si dorme sei ore, scrivono gli esperti, la probabilità di incidente è 1,3 volte più alta, se si dorme quattro ore è 4,3, mentre al di sotto di questa soglia il rischio di andare a sbattere è 11,5 volte più alto. "Chi non riesce a mantenere un salutare ritmo del sonno - afferma Jake Nelson, uno degli autori - può voler dire mettere se stessi o gli altri in grave rischio. La ricerca ha dimostrato che sotto le cinque ore di sonno si ha lo stesso rischio che guidando ubriachi".

I sintomi per capire se sta per arrivare un colpo di sonno al volante, sottolinea la fondazione, sono difficoltà a tenere gli occhi aperti, a mantenere la corsia di marcia e a ricordare gli ultimi chilometri percorsi, ma in metà dei casi ci si addormenta senza nessun segno premonitore. I consigli sono di viaggiare ad orari in cui normalmente si è svegli, fare una pausa ogni due ore, se possibile viaggiare con un passeggero sveglio e guidare a turno ed evitare cibi pesanti e farmaci che compromettono l'attenzione.

La sonnolenza diurna e i disturbi del sonno, collegati talvolta a malattie come l'apnea notturna, possono moltiplicare significativamente il rischio di incidenti stradali, in alcuni casi fino a quattro volte tanto. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato su Plos One, nato dalla convenzione tra il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Genova del professor Gianluigi Mancardi e la multinazionale CNH-Industrial IVECO. Il lavoro è stato ideato e coordinato dal neurologo Sergio Garbarino e hanno collaborato il professor Paolo Durando del Dipartimento di Scienze della Salute di Genova e il professor Nicola Magnavita dell'Università Cattolica di Roma. Il dato è rilevante se si considera che solamente in Italia nel 2015 su 174.000 incidenti stradali ben 12.180 sono stati quelli causati da autisti affetti da sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), con circa 240 morti e 17.224 feriti accertati. Lo studio, su circa 950 autotrasportatori, tiene conto di tutte le problematiche che influiscono sulla capacità di guida: apnea notturna, carenza cronica di sonno e sonnolenza diurna. I ricercatori hanno preso inoltre in esame la quantità di sonno desiderata e il numero di ore effettivamente dormite, per calcolare il debito di sonno. I risultati hanno evidenziato che chi dorme due ore meno del dovuto (quindi non più di sei a notte) il rischio incidenti raddoppia, triplica con tre ore in meno di sonno a notte rispetto a quelle necessarie, e per chi ha dormito quattro o meno ore il rischio è quattro volte maggiore. "In generale - spiega il professor Magnavita - si ritiene che sia necessario dormire tra le sei e le otto ore al giorno, ma ognuno ha le sue abitudini. Per calcolare la carenza di sonno abbiamo chiesto ai camionisti quanto avrebbero voluto dormire e quanto avevano dormito". Infine la ricerca conferma che il "riposino pomeridiano" è utile, ma solo se ha una durata di 20 minuti.

Quasi l'80% dei medici italiani ritiene di avere pazienti affetti da Sindrome delle Apnee Ostruttive (OSAS). Lo rivela l'Osservatorio Internazionale della Salute (O.I.S.) che ha condotto un'indagine sui camici bianchi di diverse specializzazioni per rivelarne conoscenze, pareri e atteggiamenti in merito a questa grave ma ancora poco conosciuta patologia, di cui il russamento è la prima importante spia. 
L'OSAS è caratterizzata dal temporaneo collasso di alcune strutture anatomiche della gola, evento che impedisce all'aria di entrare nei polmoni e provoca intermittenti riduzioni della quantità di ossigeno nel sangue. Ciò non ha solo conseguenze serie per la salute, che vanno dall'ipertensione arteriosa e, in pazienti predisposti, a patologie ischemiche cardiache (angina, infarto); la frammentazione del sonno che ne deriva, infatti, provoca una marcata riduzione della quantità di sonno REM e induce stanchezza e sonnolenza durante il giorno, al punto da mettere a repentaglio la sicurezza di chi guida. Secondo l'ACI (Automobile Club Italia), l'eccessiva sonnolenza è associata approssimativamente (come causa diretta o concausa) ad un quinto degli incidenti stradali ed è una delle principali cause di incidenti mortali in autostrada. Secondo, inoltre, una ricerca condotta da Università di Genova, Ministero degli Interni, Istituto Superiore di Sanità e altre istituzioni sanitarie, pubblicata sulla rivista Chronic Respiratory Disease, l'OSAS provoca in media ogni anno circa il 7% degli incidenti stradali con morti e feriti, causando oltre 200 decessi e 12mila lesionati. 

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