giovedì 5 gennaio 2017

Afghani nel tir a Stezzano: autista tradito da una telefonata alla mamma

Markov Petkof, camionista bulgaro arrestato perché dal suo tir sono spuntati otto afghani tra i 13 e i 16 anni, è appena tornato libero. Il pubblico ministero Gianluigi Dettori l’ha interrogato fino alle 3 di notte prima di convincersi di non avere elementi per tenerlo in stato di arresto. Per mantenere dei dubbi sulla sua versione, invece, sì. Come riporta bergamo.corriere.it. Non a caso la telefonata dell’autista alla madre, che
sta in Bulgaria, è intercettata, la mamma gli chiede: "Tu sapevi?", e lui risponde: "No, ma l’ho scoperto dopo". È il 29 dicembre e lui commette il passo falso che modifica la sua posizione e, ieri, ha fatto scattare il fermo. Ammette quello che ha negato al magistrato: conferma che non c’entra nulla con quei ragazzi, ma «confessa» che si era accorto della presenza di qualcuno nel carico destinato alla Schneider Electric, di Stezzano. Dalla chiamata emerge inoltre uno spaccato dell’Italia vista dall’estero. Quando la madre gli chiede perché, allora, non si è fermato, lui le risponde: «In Slovenia avrei rischiato 12 anni». Li rischia pure in Italia, il massimo della pena per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche se tra eventuali riti alternativi è difficile pensare che si arriverà a tanto.

Per ora l’autista è finito in carcere. Indagato ma libero, a fine dicembre era rientrato in Bulgaria. Ieri è tornato con un volo da Sofia a Orio al Serio per riprendersi il suo camion, nel frattempo dissequestrato, ma agli arrivi si è trovato i carabinieri che gli hanno notificato il fermo disposto dal pm sulla base di quella telefonata. Non sono emersi indizi per sospettare sia complice dei due uomini che, a detta dei ragazzi, hanno organizzato il viaggio negli scatoloni con i quadri elettrici per 400 euro. Da quel punto di vista la sua versione viene ritenuta credibile perché coerente con quella dei minorenni. Al pm il camionista aveva detto che l’unico momento in cui gli otto afghani potevano essere saliti sul tir era in Serbia, nel parcheggio dei mezzi pesanti, per altro custodito, dove era rimasto la notte per dormire. Lo stesso loro: mentre un uomo li aiutava a infilarsi al posto degli imballaggi, un altro controllava che l’autista non si svegliasse.


Il resto, invece, è lui stesso a smentirlo nell’intercettazione. Non è emerso quando si fosse accorto che sotto il telone blu c’erano anche delle persone, ma dev’essere successo in Slovenia, poco dopo essere ripartito dal parcheggio al confine con la Serbia. Ha fatto qualche altra sosta prima di arrivare a Stezzano, per un quarto d’ora, mezz’ora al massimo, ma solo una volta arrivato a destinazione ha aperto il carico. Questo aspetto aveva pesato a favore della sua credibilità: perché far scendere i ragazzi in un’azienda, davanti ad altre persone, piuttosto che in un luogo appartato dove avrebbe evitato i guai? Ora, alla luce dell’intercettazione, la scelta può essere letta esattamente al contrario: Petkof ha messo in scena la sua sorpresa per fingere di essere stato all’oscuro di tutto. Forse ha solo avuto paura. Sarà lui, se lo vorrà, a spiegarlo al gip nell’interrogatorio per la convalida del fermo.

Nessun commento:

Posta un commento