mercoledì 11 gennaio 2017

Coniugi uccisi con l'ascia: confessano il figlio e l'amico

Un accordo per uccidere mamma e papà. A colpi di ascia sulla testa, nel sonno, in camera da letto, per poi farli sparire per sempre. Questa la tragica verità che emerge dall'inchiesta sul duplice omicidio di Pontelangorino e che ha portato oggi all'alba il doppio fermo per Riccardo, 16 anni, figlio della coppia uccisa (Salvatore Vincelli, 59 anni, e Nunzia Di Gianni, 45) e un amico di un anno in più. Omicidio premeditato e.....
aggravato dall'uso dell'ascia, questi i macigni che vengono contestati a entrambi dalla procura minorile di Bologna e dai colleghi della procura di Ferrara.

"I due indagati - spiega Bruno Cherchi, procuratore capo di Ferrara - hanno confessato i fatti. Uno di loro ha condotto i carabinieri nel luogo dove è stata gettata l'arma del delitto''. L'ascia per spaccare la legna, gettata in un canalino a pochi chilometri dalla villetta dell'orrore. I due giovanissimi, sentiti per tutta la notte, sono crollati all'alba, uno dietro l'altro. ''Hanno colpito come delle furie - continua Cherchi, con accanto il comandante provinciale dell'Arma, Andrea Desideri -, poi hanno incappucciato entrambi i corpi e hanno tentato di portarli fuori''. In auto, in un luogo dove nessuno - secondo le loro menti malefiche - li avrebbe mai ritrovati. Avevano spostato anche una delle due macchine dei coniugi, trovata in cortile di traverso. Poi però la paura di essere visti e la decisione di lasciarli nella villetta.

La madre di Riccardo accanto al letto, il padre trascinato lungo il corridoio e giù per i cinque gradini che conducono allo scantinato. ''I volti erano irriconoscibili'', spiegava ieri una fonte. Tre i colpi di ascia sulla testa di Salvatore, sei su quella di Nunzia. ''Un fatto efferato - riprende Cherchi -, non solo per la circostanza delle loro minori età, bensì per le modalità con cui la coppia è stata assassinata''.

Ancora da stabilire l'esatto movente anche se il procuratore ha escluso quello economico. ''Non ci risultano particolari capacità economiche della famiglia Vincelli'', ha tagliato corto Cherchi. Così come non risulterebbero episodi scatenanti. Tutto, infatti, era stato studiato a tavolino nei giorni precedenti perché Riccardo non ne poteva più dei genitori, della madre soprattutto per i continui litigi per come conduceva la sua vita e per il suo andamento negativo a scuola.


''C'era volontà di non lasciare nessuna traccia - concludono gli inquirenti -, nel loro piano tutto doveva sparire''. Il loro castello, fatto di menzogne, ora dopo ora, pungolati dai carabinieri del Nucleo operativo di Comacchio e dell'Investigativa di Ferrara, diretti dai pm Tittaferrante e Marzocchi, si è però sciolto come neve al sole. 

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