venerdì 6 gennaio 2017

Il ghetto creato a Cona dal Governo: arricchendo una coop

Com’è possibile che lo Stato italiano abbia ammassato 1.500 immigrati a Conetta, paesino di 197 abitanti? Dev’essere in ossequio al mitologico piano dei 3 “migranti” ogni mille residenti, fulgido esempio di post-verità propinata da Alfano e dal PD l’estate scorsa. C’è da domandarsi perché una massa simile di presunti profughi sia stata stipata in un’ex base militare trasformata in tendopoli, arricchendo una cooperativa sotto inchiesta per vari reati.
 L’altra faccia della rivolta di Cona, del degrado, della pericolosità sociale, della violenza e delle possibili infiltrazioni di terroristi islamici denunciate dal magistrato Nordio, ha il volto tutto italiano di un sistema “dell’accoglienza” così inefficiente, insensato e paradossale da risultare criminogeno. Lo Stato ha consapevolmente creato un ghetto incastonato tra i paesini della campagna veneta, quindi ha affidato le chiavi di questo ghetto a una coop che in pochi anni ha moltiplicato per 80 il proprio fatturato, come segnala Mario Giordano su La Verità? In tempi di crisi quale azienda di quale settore può immaginare una moltiplicazione così strepitosa dei propri guadagni? 

Nel 2011 la Edeco (ex Ecofficina) fatturava 114.940 euro occupandosi di asili nido e doposcuola. Nel 2015 occupandosi del business dell’invasione ha fatturato quasi 10 milioni di euro, come riportato dal Mattino di Padova. Per offrire un servizio che varie denunce giornalistiche e non solo hanno evidenziato essere totalmente inadeguato. Letti a castello ammassati uno accanto all’altro, sporcizia ovunque, rifiuti, bagni che non funzionano, sovraffollamento. Però vuoi mettere gli asili nido o le biblioteche rispetto alla montagna di denaro derivante da questa nobile causa? In soli 4 anni la Edeco (ex Ecofficina) ha vinto in mezzo Veneto gli appalti promossi dalla prefetture, ottenendo un sostanziale monopolio per le province di Padova e Venezia. 

Eppure stiamo parlando della stessa onlus che gestisce in quel modo la tendopoli di Conetta e su cui pende un’indagine della Procura con ipotesi di reato che vanno dalla truffa alla turbativa d’asta passando per il falso materiale, in relazione a una gara per il servizio di accoglienza nel comune di Due Carrare. Vicepresidente e fondatrice della cooperativa in questione è la moglie di un nome noto della politica locale, Simone Borile, un ex Dc transitato in Forza Italia, già consigliere comunale e provinciale oltre che candidato sindaco, conosciuto come il “re dei rifiuti” per il suo ruolo di liquidatore in un consorzio per la gestione dello smaltimento del pattume. Sarebbe lui il “patron”, il deus ex machina della Edeco (ex Ecofficina).

Dicevamo di Borile, ex presidente del consorzio Padova Sud e vicepresidente della controllata Padova Tre, da cui è nata la cooperativa Ecofficina. Il Mattino di Padova riferisce che nella società Padova Tre lavorano o hanno lavorato Francesca Degani, sorella di Barbara, ex presidente della provincia e sottosegretario all’Ambiente per Ncd, oppure Emiliano Manzato, figlio di Sergio, ex deputato dei Ds e sindaco di Stanghella. Dicevamo del Governo, primo responsabile di caos e degrado avendo fatto entrare mezzo milione di clandestini in 3 anni. Per rispondere alla rivolta di Conetta ha trasferito un centinaio di immigrati in Emilia-Romagna. Anche in questo caso, come per il piano dei 3 migranti ogni mille abitanti, ci sarebbe da ridere se non fossimo davanti a una tragedia.


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