mercoledì 15 marzo 2017

Schianto furgone-camion, 3 morti per la procura è omicidio-suicidio

La Procura della Repubblica di Pordenone ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio volontario in relazione all'incidente in cui hanno perso la vita tre persone lungo la Cimpello-Sequals lunedì scorso. Secondo le ultime novità emerse, Cristiano Dipaolantonio, commerciante di 45 anni, avrebbe indirizzato volontariamente il proprio furgone nel quale viaggiava con la moglie contro il camion che procedeva nella direzione opposta.
Tutti gli occupanti dei veicoli sono morti all'istante. Nella mattinata di oggi - si è appreso da fonti della Procura - sono emersi elementi nuovi che hanno indirizzato le indagini diversamente rispetto alle prime risultanze. I rilievi dei Carabinieri sul luogo dell'impatto - in cui hanno perso la vita il commerciante, la moglie e un autotrasportatore trevigiano - hanno evidenziato che sul lungo rettilineo dov'è avvenuto l'incidente non c'erano segni di frenata, mentre il camion ha cercato in ogni modo di evitare l'impatto fin quasi a finire fuori dalla carreggiata sulla propria destra. 

I militari dell'Arma hanno anche acquisito delle testimonianze definite «molto significative» secondo le quali, nelle ultime settimane, il commerciante di Cordenons aveva minacciato di dare corso a un gesto estremo coinvolgendo anche dei congiunti. La coppia stava attraversando un momento difficile e la moglie aveva confidato anche ad associazioni che si occupano di tutela delle donne di voler chiedere la separazione. 

La moglie del commerciante di Cordenons (Pordenone) accusato del duplice omicidio volontario scaturito dall'incidente stradale di lunedì scorso si era da poco rivolta all'associazione antiviolenza «Voce Donna» di Pordenone per chiedere aiuto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dei Carabinieri, nelle scorse settimane la compagna del 45enne aveva chiesto aiuto al sodalizio cittadino per porre fine a presunte violenze psicologiche di cui si diceva vittima. Affermazioni circostanziate, tanto che è stata anche presentata una formale denuncia alla Polizia di Stato. 

La Questura aveva anche attivato l'Ufficio Minori per verificare la situazione delle due figlie della coppia, per le quali assieme alla madre era già stato ipotizzato il ricovero temporaneo in una struttura protetta. Il procedimento - si è appreso oggi - si fermò improvvisamente perché quella stessa sera l'uomo venne affidato ai Servizi sanitari su disposizione del sindaco della sua città di residenza. In quei giorni, la moglie aveva anche confidato al personale di «Voce donna» che il marito aveva minacciato di farla finita e anzi, spaventandola, aveva ipotizzato un gesto di disperazione che potesse coinvolgere anche lei e le figlie. 

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