giovedì 4 maggio 2017

Licenza di sparare ai ladri di notte, primo sì: Bagarre in aula

Il ddl sulla legittima difesa passa alla Camera e in aula scoppia la bagarre. Poco prima e subito dopo il voto, sia i deputati di Fratelli d’Italia sia quelli della Lega hanno esposto cartelli con su scritto «la difesa è sempre legittima». Subito la presidente Laura Boldrini ha chiesto ai commessi di provvedere al ritiro dei cartelli e ha più volte richiamato all’ordine FdI e Lega.
Poco dopo il voto, anche dalla tribuna riservata al pubblico si è levata una protesta da parte di alcuni dei presenti. In particolare il leader della Lega Matteo Salvini ha urlato «Vergogna, vergogna!» mentre la presidente Laura Boldrini gli diceva che «non si può gridare in tribuna», dai banchi del Pd gli è stato gridato «Fuori, Fuori!» e «Buffone». Nel frattempo Salvini è stato accompagnato fuori dai commessi.

Il testo ora passa al Senato: a Montecitorio i voti a favore sono stati 225, 166 i contrari (tutto il centrodestra, SI e Mdp), 11 gli astenuti. Secondo il Movimento 5 Stelle, il dibattito sulla legittima difesa è stato «puramente basato sulla propaganda elettorale dimenticando la realtà, per questo motivo abbiamo votato contro. La sicurezza e la giustizia devono essere in primis assicurati dallo Stato. Ma diventa difficile se i governi precedenti e attuali non investono risorse sulle forze dell’ordine o su piani di prevenzione. Questo il punto cruciale sul perché i cittadini si sentono insicuri». I componenti pentastellati della commissione Giustizia sostengono di aver presentato «una proposta concreta in merito all’indennizzo dovuto alle vittime di reati violenti, perché ad oggi è un fondo assolutamente inutile per i tanti troppi paletti messi per impedire che tutti i cittadini possano accedervi. Questa nostra proposta concreta è stata bocciata, così chi subisce un reato violento non ha assolutamente nessun sostegno da parte dello Stato, ed è una vergogna».


Nel testo del provvedimento viene specificato che si considera legittima difesa la reazione a un’aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l’attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa anche con armi riguarda un’aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l’altrui incolumità oppure, ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, se si difende il proprio patrimonio. Nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa di chi spara se l’errore, in situazioni di pericolo per la vita e la libertà personale o sessuale, è conseguenza di un grave turbamento psichico causato dall’aggressore. Nel caso in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

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