giovedì 11 maggio 2017

Palazzolo sull'Oglio: L’assassino di Daniela Bani si fa vivo sui social

Al culmine dell’ennesima lite nel primo pomeriggio del 22 settembre del 2014, ha afferrato un coltello e ucciso la moglie Daniela Bani. Quindi ha preso l’auto e, da Palazzolo sull’Oglio, dove viveva, si è diretto all’aeroporto di Orio al Serio, dove si è imbarcato su un volo verso la Tunisia, il suo paese d’origine. Da quel momento Mootaz Chaambi, 40enne tunisino con alle spalle precedenti e una condanna per vicende legate........
allo spaccio di droga (6 mesi di carcere nel 2010), ha fatto perdere le sue tracce trovando rifugio nel suo paese d’origine dove gli investigatori italiani ancora non sono riusciti a raggiungerlo. Eppure il 40enne nordafricano ogni tanto si fa sentire. Attraverso il profilo Facebook di un connazionale contatta un’amica della moglie (per avere notizie dei figli, uno di 10 e l’altro di 7 anni). Moglie che per l’accusa avrebbe ucciso con una forza tale da piegare il coltello utilizzato per il delitto.

Ieri davanti alla Corte d’assise del tribunale di Brescia si è aperto il processo nei confronti del 40enne tunisino. «L’ultima volta che mi ha contattato è stato il 2 aprile - ha raccontato in aula l’amica veronese di Daniela Bani, che ha avuto modo in questi quasi tre anni di mantenere i contatti con l’uomo - Mi ha chiesto dei figli e se stessero bene. Non gli ho mai risposto». Per l’accusa Mootaz Chaambi è l’unico responsabile per la morte di Daniela Bani. Il tunisino l’avrebbe uccisa a colpi di coltellate il 22 settembre 2014 quindi avrebbe consegnato i due figli ad un amico dicendogli di portarli a casa dei suoceri poco prima delle 20.


«Quando lo abbiamo visto davanti alla porta di casa abbiamo capito che a Daniela era successo qualcosa di grave – hanno raccontato in aula il padre, la madre e il fratello di Daniela Bani – Mai nostra figlia avrebbe lasciato i figli a uno sconosciuto». Nelle loro sofferte testimonianze i familiari della vittima hanno ricordato quei drammatici momenti. «L’uomo che ci ha portato i bimbi, mentre era davanti alla porta, stava al telefono con Mootaz Chaambi – hanno ricordato in aula – Ci ha passato il cellulare per parlarci ma è caduta la linea». Ricontattato dal fratello della vittima, il 40enne tunisino ha ammesso il delitto. «Mi ha detto che dovevo salire nella loro casa – ha ricordato il fratello di Daniela che quella sera era a casa dei genitori, a poche centinaia di metri dal teatro del delitto – Quando gli ho chiesto se Daniela era morta mi ha detto di sì e quindi gli ho promesso che lo avrei cercato per vendicarmi». Il processo è stato aggiornato al 26 giugno.

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