venerdì 23 giugno 2017

I sopravvissuti di Chernobyl: "Così ci hanno usati come cavie"

“Non ho fretta. Nel 1986 un medico mi diede cinque anni di vita.  E sono ancora qui…”: Aleksey Moskalenko attende paziente di fianco al checkpoint, infagottato in una divisa militare troppo grande. All’occhiello, il distintivo del trentennale del disastro di Chernobyl, quando – nella notte fra il 26 e il 27 aprile – il reattore 4 della centrale nucleare ucraina esplose provocando il peggiore incidente della storia dell’energia atomica.
Moskalenko, all’epoca ventinovenne, era vicecapo della locale unità di polizia. Reso invalido dalle radiazioni che ancora oggi ne tormentano l’anima e il corpo, si mantiene facendo la guida turistica. Ci conduce fino al punto esatto dove si trovava all’1.23 di quella notte maledetta, quando un lampo squarciò l’oscurità. Prosegui la lettura su ilgiornale

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