giovedì 8 giugno 2017

La "Cavalleri, buco da 106 milioni: L’azienda non ha più un euro"

«Totalmente priva di risorse»: nella sua istanza di fallimento il pubblico ministero Emanuele Marchisio traccia un quadro desolante sullo stato finanziario della Cavalleri Ottavio Spa, azienda con oltre 60 anni di storia che aveva avuto per molto tempo un ruolo da protagonista nel mondo dell’edilizia bergamasca e lombarda. La situazione era già difficile nel 2013, quando la società, guidata da Gregorio Cavalleri, figlio del fondatore, aveva chiesto
il concordato preventivo dopo la messa in liquidazione volontaria. 106 milioni di debiti complessivi, con una perdita d’esercizio netta di 47 milioni, evidenziata dal bilancio 2013, l’ultimo depositato. Un dato che avrebbe potuto essere bilanciato da un attivo di 58 milioni, 50 circa in crediti da riscuotere e 8 grazie a partecipazioni in società controllate. Ma, osserva il pubblico ministero, «i crediti sono costituiti in buona parte da riserve esigibili in misura assai minore rispetto al valore appostato in bilancio». Le riserve, e cioè un meccanismo ben noto in edilizia, soprattutto in caso di appalti pubblici: un’azienda si aggiudica un contratto a una data cifra ma poi, in corso d’opera o alla fine dei cantieri, contesta all’ente appaltante di aver sostenuto costi extra o di aver dovuto eseguire opere non previste. E nel caso della Cavalleri, sostiene la procura, le riserve annotate a bilancio non corrispondevano a spettanze reali.

Sulle società controllate, inoltre, nell’istanza di fallimento si apre un capitolo che spazza via ogni possibilità di introito. Perché le controllate sono fallite, una dietro l’altra: la Pergola Scarl (società cooperativa a responsabilità limitata) a giugno 2015, la Del Santo Scarl a novembre di quello stesso anno, la Lavori Generali Srl a luglio 2016. E sempre a giugno 2015 era fallita la Aquattro Scarl: i curatori hanno depositato ieri una relazione durante l’udienza, di fronte al giudice Elena Gelato, in cui si sarebbe dovuto discutere dell’istanza di fallimento per la casa madre, la Cavalleri Ottavio Spa. E anche alla luce della relazione sulla Aquattro il giudice ha aggiornato le parti a mercoledì prossimo. Ma il punto fermo è che dalle controllate è ormai impossibile cavare un soldo.

Il macigno su una situazione già difficile all’inizio della procedura di concordato, è poi arrivato con l’inchiesta della procura di Vibo Valentia. L’accusa contesta a Gregorio Cavalleri e alla sua più stretta collaboratrice, Carla Rocca, i reati di truffa ai danni dell’Anas e di frode in pubbliche forniture per il cantiere sulla A3 Salerno-Reggio Calabria, nel tratto di circa 10 chilometri tra Mileto e Rosarno. Camion con il materiale necessario pesati due volte, asfalto drenante non corrispondente ai capitolati d’appalto, rischio idrogelogico per un viadotto autostradale rifatto, le condotte presunte. Responsabilità penali, ma anche aziendali secondo i pm, che hanno disposto il sequestro di 11 milioni e 392 mila euro a carico della Cavalleri Ottavio Spa e di altri 98 mila euro della Cavalleri Infrastrutture: è la società nata proprio nell’ambito del concordato preventivo per portare a termine i lavori in Calabria, non solo sulla Salerno-Reggio ma anche per la cosiddetta Trasversale delle Serre (strada di collegamento tra Jonio e Tirreno). In più, il cantiere autostradale è stato sequestrato, nonostante l’azienda di Dalmine dovesse ancora eseguire lavori di rifinitura per due milioni. «In conseguenza delle misure adottate — scrive il pm di Bergamo — la procedura concordataria si trova, allo stato, totalmente priva delle risorse necessarie al completamento della fase liquidatoria. In primo luogo perché la Cavalleri Infrastrutture si trova nella impossibilità di operare, venendo così meno la principale fonte di ricavi. In seconda battuta perché il sequestro preventivo di Vibo Valentia, fino alla concorrenza di 11 milioni, priva i liquidatori delle risorse necessarie per la coltivazione delle cause inerenti il pagamento delle riserve vantate dalla Cavalleri Ottavio Spa nei confronti di diverse stazioni appaltanti». Un disastro, anche perché qualsiasi nuovo introito, fino alla cifra di 11 milioni che al momento non ci sono sui conti della società, sarebbe congelato per via del sequestro.

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