martedì 6 marzo 2018

Fontana stravince su Gori: è il nuovo governatore della Lombardia

Attilio Fontana è il nuovo presidente della Regione Lombardia. Il candidato del centrodestra ha vinto con il 54,98%. Secondo il dato definitivo pubblicato dal sito della Regione, l'avversario di centrosinistra Giorgio Gori ha ottenuto il 28,86%, 13,01% il pentastellato Dario Violi. Onorio Rosati di 'Liberi e uguali' non ha superato l'1,28%; 0,94% Angela De Rosa di Casapound; 0,56% Massimo Gatti di Sinistra per la Lombardia; 0,34% Giulio Arrighini di Grande Nord.
Per la prima volta il passaggio di testimone è tutto interno alla Lega: leghista il governatore uscente, Roberto Maroni, leghista l'erede, lo stesso Fontana. E per la prima volta il Carroccio è il primo partito della regione e, di riflesso, il primo partito del centrodestra lombardo: Forza Italia stavolta è dietro, un fatto che si ripercuoterà anche nella formazione della Giunta regionale.

Giorgio Gori non ha vinto in nessuna delle 12 province della regione. È però risultato il più votato a Bergamo, dove è sindaco, e a Milano città. A Bergamo ha ottenuto il 43,3% delle preferenze contro il 41,51% del suo avversario di centrodestra Attilio Fontana. A Milano il 41,12 contro il 40,16 dell'ex sindaco di Varese. Fontana è risultato primo in tutte le province con un picco del 61,74% a Sondrio dove la Lega da sola ha ottenuto il 45,81% dei voti. A Bergamo ha ottenuto il 54,98%, a Mantova il 44,53%, a Cremona il 51,67%, a Monza il 48,32%, a Lecco il 51,85%, a Como il 56,22%, a Varese il 53,58%, a Milano il 42,83%, a Pavia il 51,42% e a Lodi il 51,86%. Ci sono poi piccoli Comuni dove le percentuali sono risultate 'bulgarè come a Morterone nel Lecchese, il primo seggio scrutinato in assoluto, dove su 26 votanti Fontana ha ottenuto 21 preferenze, ovvero l'80,76%.

Gli exit poll di domenica sera e le proiezioni di ieri indicavano da subito un distacco di 6 o 7 punti percentuali tra Fontana e Giorgio Gori, il suo primo sfidante, il candidato governatore del centrosinistra. All'una, con la quasi totalità delle 9.227 sezioni scrutinate, il passivo era più pesante: Fontana veleggiava al 49,7% dei consensi a fronte del 29,12 di Gori e il 17,3% di Dario Violi, in corsa per la presidenza. Quanto ai partiti, alla stessa ora la Lega faceva segnare il 29,7% delle preferenze contro il 19,5 del Pd, che nel 2013 si era affermato come primo partito nonostante la vittoria di Maroni, e il 14,3% di Forza Italia. E, questa mattina, finalmente i nuemri finali con la conferma della vittoria leghista.

Affluenza in lieve calo: 73,1% rispetto al 74,1% di cinque anni fa, quando però si votò su due giorni. "Mando un ringraziamento sentito ai lombardi che hanno creduto all'idea di Regione che ho cercato di raccontare in questa campagna elettorale e a chi, insieme a loro, mi ha consentito di raggiungere questo traguardo, in particolare Matteo Salvini e Paolo Grimoldi": così le prime parole di Fontana, ieri, dalla sede di via Bellerio. "È una buona vittoria e sulla base di questi numeri ci rimetteremo in cammino in continuità col buon governo espresso dal centrodestra in questi 23 anni ma, al tempo stesso, con una novità importante: l'accordo sull'autonomia della Lombardia che ora dovrà essere ratificato in Parlamento".

"Il vento populista ha spazzato via tutto e noi abbiamo eretto una difesa, con molta energia – ha commentato, amaro, Gori nella sede del suo comitato elettorale –. Ho l'ambizione di avere comunque lasciato un segno: quello di una politica seria che si sforza di essere credibile, di non raccontare balle ai cittadini e di tenere alta la bandiera del riformismo. Dall'altra parte c'è chi, come Maroni, aveva promesso di trattenere in Lombardia il 75% delle tasse e non lo ha fatto perché non lo poteva fare e chi, come Fontana, ha detto che espellerà 100mila irregolari e non lo farà perché non lo può fare". Il candidato del centrosinistra non ha ancora deciso se restare in Consiglio regionale come leader dell'opposizione o proseguire il mandato da sindaco di Bergamo: "È una questione personale, la legge mi concede 90 giorni di tempo per scegliere, ci rifletterò e deciderò anche prima del termine". La seconda opzione sembra la più probabile. Secondo indiscrezioni Gori potrebbe poi giocare le primarie del Pd una volta dimessosi Matteo Renzi. Quindi Violi, che si dice pronto a collaborare con Fontana "per un'autonomia vera".

Fonte: ilgiorno

Lettori fissi