giovedì 19 luglio 2018

Chiara Corbella non curò il cancro per far nascere il figlio: verso la beatificazione


Il sorriso aperto. La fede salda. La capacità di accogliere ogni prova della vita come un dono di Dio. Quindi anche la morte. Una facoltà straordinaria per cui ora la Diocesi di Roma ha fatto il primo passo verso la beatificazione. Aveva 28 anni Chiara Corbella Petrillo quando, il 13 giugno 2012, si è spenta per un tumore lasciando il marito Enrico e il piccolo Francesco.
Ma «essendo andata aumentando, col passare degli anni, la sua fama di santità», la diocesi capitolina ha pubblicato il 2 luglio l'editto con cui si avvia il processo per la causa di canonizzazione e beatificazione richiesta dall'Associazione Chiara Corbella Petrillo. «La sua oblazione - si legge nell'editto - rimane come faro di luce, della speranza, testimonianza della fede in Dio, autore della vita, esempio dell'amore più grande e della morte».

Chiara aveva conosciuto Enrico a Medjugorje. Si sono sposati nel 2008 e dopo pochi mesi, la giovane è rimasta incinta di una bimba, Maria, affetta da una grave malformazione. La coppia ha voluto far nascere ugualmente la piccola, l'ha battezzata e l'ha assistita fino alla morte, avvenuta dopo circa mezz'ora. Poi, Chiara ha partorito Davide, solo che anche questo bimbo è nato con malformazioni che non l'hanno fatto sopravvivere.

Il terzo figlio, Francesco, era sano. La gioia per la notizia è stata però funestata dalla scoperta di un tumore. Chiara doveva scegliere tra la sua vita e quella del bimbo. Eventuali cure sarebbero state letali per il piccolo. Ha deciso di rimandare i trattamenti.

Francesco è nato in perfetta salute. Il tumore però si è diffuso fino a portarla alla morte, anzi alla sua nascita in cielo come sottolineano gli amici. «Chiara era una ragazza normale - commenta Gigi De Palo, presidente Forum delle associazioni familiari - aveva paura come tutti, anche di sofferenza e malattia, però, sollecitata dalla vita, ha tirato fuori qualcosa di inspiegabile. Oggi, tutti i giorni c'è chi prega sulla sua tomba al Verano». Ora, sarà la Chiesa a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

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